Leggo spesso che l’AI è molto utile per fare degli script, delle cose usa e getta, ecc ecc.
Tempo fa ho scritto anche io un paio di script usa e getta, non avevo mai usato NodeJs (parliamo di UN BEL PO’ di tempo fa), e quegli script sono stati la mia prima esperienza. Da lì poi, passo dopo passo, ho iniziato ad utilizzarlo in pianta stabile.
WebDiff, il nostro progetto del momento, è una applicazione basata su NodeJs, con una raffica infinita di ottimizzazioni di processi, code, gestione della RAM e tutto il resto. In altre parole, la conoscenza che mi è servita per realizzare WebDiff, anche da un punto di vista architetturale, è partita da quegli script usa e getta.

La domanda sorge spontanea: siamo sicuri che delegare i progetti che riteniamo usa e getta non abbia impatto sulla nostra crescita? Credo non mi sia mai successo di ritenere tempo perso quello dedicato alla realizzazione di qualsiasi pezzo di software, banale che sia. Ogni volta mi sono ritrovato a risolvere dei problemi nuovi, e a riutilizzare poi la conoscenza acquisita in altri progetti, spesso anche realizzati con tecnologie diverse, perché nel nostro lavoro la cross-pollination è una cosa potente.

Oggi mi rendo conto di avere una esperienza molto ampia, e questo (credo) mi permette di portare valore aggiunto nei progetti che realizzo o a cui partecipo: sarei arrivato comunque a questo punto se avessi delegato i task “secondari” all’AI? Oppure, come in un videogioco, le quest secondarie sono quelle che ti permettono di affrontare il boss finale senza essere disintegrato in due colpi?

In questo periodo c’è tanto hype e siamo spinti a buttarci al 100% nell’occhio del ciclone, ma mi chiedo se non stiamo rischiando di fermarci nel nostro percorso personale, di non crescere o peggio di regredire, a favore di una effimera produttività istantanea che tra l’altro, molto spesso, è tutta da dimostrare.